La storia del Giro del Piemonte comincia nel 1906, in un ciclismo ancora pionieristico, fatto di strade al limite e giornate in sella interminabili. La prima edizione parte e si conclude ad Alessandria, dopo 320 chilometri e più di undici ore sui pedali. A vincerla è Giovanni Gerbi, che domina anche le due edizioni seguenti e lega per sempre il proprio nome alla corsa. Soltanto Costante Girardengo, Aldo Bini, Gino Bartali e Fiorenzo Magni riusciranno a eguagliare i suoi tre successi, un record ancora oggi imbattuto. Non mancano, in quegli anni, alcuni esperimenti curiosi: nel 1932 il Giro si trasforma in una corsa di quattro tappe e, appena un anno dopo, arriva a svilupparsi addirittura su sei giornate.
1933: Il Giro del Piemonte con 6 tappe
Storicamente è stata (ed è) una grande classica, ma ci sono state sporadiche edizioni in cui il Giro del Piemonte si è svolto su più tappe. Il primato risale al 1933, quando tra la partenza e l’arrivo di Torino c’erano 6 frazioni, con anche uno sconfinamento in Valle d’Aosta. Si partì con la Torino-Aosta (124 km), poi la Aosta-Novara (176 km), quindi la Novara-Vercelli (167 km), la Vercelli-Alessandria (134 km), la Alessandria-Cuneo (162 km) e, per finire, la Cuneo-Torino (151 km).
In successione vinsero le tappe Giuseppe Graglia, Andrea Minasso, Cesare Facciani, Carlo Castagnoli e Antonio Folco, che si aggiudicò le ultime due tappe e si portò a casa la classifica generale. Il leader della graduatoria indossava la maglia “bleu-gialla”, richiamante i colori della città di Torino.
A quel tempo la corsa era riservata a indipendenti e dilettanti, e proprio per questo nella classifica non risultavano i grandi nomi dell’epoca. Folco, dal canto suo, anche grazie a quella vittoria firmerà un contratto di due anni con la Frejús di Gino Bartali e nel 1935 si aggiudicherà una tappa al Giro d’Italia.
Il Giro del Piemonte, da quell’edizione in poi, non si svolgerà più a tappe se non nell’edizione del 1945, in due tappe, la prima post-bellica, con vittoria di Secondo Barisone.
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