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Il GranPiemonte raccontato in 5 campioni: Gino Bartali

26/08/2021

Il Giro del Piemonte del 1951 fu una delle ultime grandi vittorie di Bartali, che avrebbe chiuso la sua straordinaria carriera nel ‘54, dopo vent’anni di professionismo.
A riprova dell’importanza e del prestigio di questa classica per tutti i grandi corridori dell’epoca, Ginettaccio la conquistò per tre volte: nel ‘37, nel ‘39 e, appunto, nel ‘51. Fece inoltre due volte secondo, nel ‘41 e nel ‘42, alle spalle di Bini e poi di Magni, entrambi tra i plurivittoriosi della corsa.

Raccontare qui tutte le vittorie e l’importanza anche extra sportiva del campione fiorentino sarebbe difficile per mancanza di spazio e tempo, basti ricordare che si aggiudicò tre Giri d’Italia, due Tour de France, quattro Milano-Sanremo e tre Giri di Lombardia. Questo tenendo conto che anche a lui, come a Girardengo, Coppi e molti altri, la guerra tolse alcuni degli anni migliori.

Quello che però si può dire è che la grandezza di Bartali è stata forse soprattutto la perseveranza, la tenacia, una grinta e una costanza che gli hanno permesso di vincere grandi corse a moltissimi anni di distanza, caso abbastanza unico nel panorama ciclistico.

Un esempio. Vinse il suo primo Grande Giro nel 1936, a 22 anni ancora da compiere; l’ultimo nel 1948, a 34 anni compiuti.
Ma ancora meglio – ciò che mostra più di tutto questa particolare forma di eccellenza di cui Bartali era il massimo esponente – lo si può notare proprio grazie al Giro del Piemonte. Tra la prima vittoria del 1937 e l’ultima del 1951 passano nientemeno che 14 anni. Quattordici.

Per un corridore di quel livello, un’eternità.

Poi naturalmente la vita di Ginettaccio fu unica anche per altri motivi.
Il dualismo con Coppi che infiammò l’Italia. L’impegno a favore degli ebrei durante la guerra. Le citazioni memorabili (“Certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”, “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”). La vittoria al Tour del ‘48 che, si dice, scongiurò la guerra civile.

Ma tutto nacque da lì. Dal coraggio, dalla costanza, dall’ostinata cocciutaggine che ha fatto di Gino Bartali una delle stelle nella storia del ciclismo.

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