PERCORSO

102a edizione della corsa su un percorso prevalentemente pianeggiante. Il percorso attraversa le ondulazioni attorno a Torino e tocca le Regge Sabaude presenti.

Partenza da Racconigi e superamento delle pendici della collina di Superga da Chieri verso Chivasso (strade di media larghezza, a volte tortuose con brevi saliscendi) da cui sempre su strade prevalentemente piane e rettilinee la corsa raggiunge Agliè. Giro di boa e rifornimento fisso (km 89-92) attorno a Ozegna e rientro pianeggiante su Venaria Reale e quindi Rivoli. Qui le strade, a tratti nei centri cittadini, sono più articolate, ondulate e con sporadici restringimenti. Dopo Rivoli la corsa prosegue su strade ampie e scorrevoli fino al rettilineo finale a Stupinigi.

ULTIMI KM

Ultimi 5 km prevalentemente pianeggianti o in leggera salita su strade di media larghezza con la presenza di rotatorie in serie. Rettilineo finale di 1000 m, ampio (largh. 8.5 m) su asfalto.

PARTENZA – RACCONIGI

Racconigi, nella provincia di Cuneo, deve il suo nome a Raco, un possidente longobardo vissuto tra il VII e l’VIII secolo, anche se i reperti si attestano già dalla tarda Età del Bronzo. L’aspetto attuale della città si deve agli interventi del Settecento, che hanno cancellato l’antico borgo medievale. Racconigi è stata, a partire dal XV secolo, un’importante città della seta, ma oggi è famosa soprattutto per il suo castello. La fondazione di quest’ultimo risale all’XI secolo, quando era casaforte nella Marca di Torino. Passò poi ai Saluzzo e in seguito ai Savoia. Ha subìto nel corso dei secoli diversi rimaneggiamenti, ma l’aspetto odierno si deve agli interventi dell’Ottocento voluti dal re Carlo Alberto: furono ridisegnati gli spazi verdi e molti interni vennero riallestiti da Pelagio Pelagi, il cui gusto spaziava tra il neoclassico e l’eclettico. Dopo lo spostamento della capitale, i reali persero interesse per Racconigi, fino all’inizio del XX secolo, quando Vittorio Emanuele III la elesse a sede di villeggiatura. Gli appartamenti oggi testimoniano le più importanti fasi di trasformazione, dal XVII al XX secolo, e il mutare del gusto attraverso i secoli, mentre i giardini hanno mantenuto lo stile romantico ottocentesco.

ARRIVO – STUPINIGI

Frazione di Nichelino, in provincia di Torino, Stupinigi ospita la Palazzina di Caccia con l’annesso Parco reale, il quale, oltre a zone coltivate e piccoli boschetti, presenta diversi punti di interesse, tra cui il Castelvecchio risalente al basso medioevo. La sontuosa e raffinata Palazzina fu edificata, per ospitare le feste più importanti, a partire dal 1729, su progetto di Filippo Juvarra; i lavori proseguirono fino al XVIII secolo, con diversi interventi di importanti architetti. Lo stile si rispecchia nel rococò internazionale del periodo. Oltre che dai Savoia, fu eletta residenza da Napoleone e poi, all’inizio del Novecento, dalla regina Margherita. È uno dei più straordinari complessi settecenteschi europei e, grazie a un restauro che ha permesso l’apertura al pubblico, conserva arredi originali, dipinti e capolavori di ebanistica.

LE ALTRE RESIDENZE SABAUDE LUNGO I 191 KM DEL PERCORSO:

PRALORMO – KM 24,4

Sebbene sia di origine molto più antica, le vicende storiche più significative per la formazione del centro storico di Pralormo risalgono al XIII e XIV secolo, quando Asti ripianificò la zona. E al XIII secolo risale l’impianto originario del castello, allora semplice fortezza, la cui storia si è intrecciata con quella delle famiglie nobiliari avvicendatesi a Pralormo. Tra queste i Roero, nel XIV secolo, furono i primi ad ampliarlo e, nel 1399, lo divisero in tre parti. In seguito subì ulteriori frazionamenti, seguendo il destino del feudo, fino all’arrivo nel 1680 di Giacomo Beraudo, capostipite dei Beraudo che tuttora risiedono nel castello. Gli eredi di Giacomo, che amarono molto questa residenza, operarono grandi trasformazioni: costruirono una cappella e lo sopraelevarono, aggiungendo diverse sale. L’aspetto attuale però si deve a Carlo Beraudo, che nel 1830, venute meno le esigenze militari, lo fece trasformare in prestigiosa dimora di rappresentanza, creando il magnifico parco all’inglese.

AGLIÈ – KM 95,2

Il comune di Agliè sorge sul sito dell’antica Alladium, di origine romana. Resa illustre da personaggi come Filippo di Agliè e Guido Gozzano, la città ospita un magnifico castello, il cui nucleo originario risale al XII secolo. Durante le lotte tra i guelfi e i ghibellini e i tra feudatari della zona rimase miracolosamente illeso e subì la prima trasformazione solo nel XVII secolo, a opera di Filippo di Agliè. Nel XVIII secolo venne acquistato da Carlo Emanuele III per il suo secondogenito, il duca Benedetto Maria Maurizio. Venne quindi rinnovato. Nei lavori fu coinvolto anche il borgo con la nuova parrocchiale, collegata al castello da una galleria a due piani. Furono risistemati anche i giardini, seguendo una rigida simmetria. Con la dominazione napoleonica il castello fu trasformato in ospizio e il  parco lottizzato, ma nel 1823 tornò ai Savoia. Carlo Felice avviò l’ultimo intervento, che diede alla reggia l’aspetto attuale: venne riarredata e furono allestite la Sala Tuscolana, con reperti archeologici, e la Galleria Verde. Nei giardini, infine, fu abbandonata la simmetria in favore del nuovo gusto romantico.

VENARIA – KM 133,7

Venaria Reale, città di fondazione romana, è uno dei due comuni italiani a potersi fregiare del titolo di “reale” e l’unico comune piemontese a vantare più di una residenza sabauda: all’interno del Parco regionale La Mandria troviamo infatti la meravigliosa Reggia e gli Appartamenti reali di Borgo Castello. La Reggia comprende l’incantevole Salone di Diana di Amedeo Castellamonte, risalente alla metà del Seicento, e le solenni Galleria Grande e Cappella di Sant’Uberto con le Scuderie, opere di Juvarra risalenti al XVIII secolo. Il complesso è considerato un capolavoro assoluto del barocco. Del Castellamonte è anche il centro storico del borgo antico: impossibile dimenticare di visitarne i vicoli, alla ricerca dei prodotti tipici locali.

RIVOLI – KM 149,8

Il primo insediamento rivolese risale al 996 circa. Data la posizione strategica, fu realizzata una fortificazione, ai piedi della quale sorse il borgo, di cui i Savoia divennero signori nel 1247. Fu però nel 1559 che il castello divenne residenza sabauda: Emanuele Filiberto aveva scelto Torino come nuova capitale, ma questa era occupata dai francesi, quindi la corte si fermò a Rivoli. Qui nacque Carlo Emanuele I, che incaricò poi i Castellamonte di trasformare l’antico maniero. Alla fine del XVII secolo le truppe francesi danneggiarono il castello e i lavori di restauro vennero affidati prima a Garove e Bertola e poi a Juvarra. Con quest’ultimo prese forma il progetto di trasformazione in reggia, simbolo del potere di Vittorio Amedeo II, mai pienamente realizzato. Il cantiere fu interrotto durante la costruzione dell’atrio, ancora oggi a cielo aperto. Dopo la Restaurazione, con l’opera del Randoni, ripresero i lavori, ma il castello aveva ormai perso d’importanza e fu affittato. Nel XX secolo subì devastazioni, bombardamenti, danni e crolli, ma nel 1979 fu finalmente restaurato. Ora al suo interno è possibile visitare il Museo d’Arte Contemporanea.