Gastronomia
Piatti tipici:
bagna càuda, piatto “povero” che affonda le sue origini nel Medioevo. Gli ingredienti sono: acciughe sotto sale, burro, olio extra vergine di oliva, aglio; il tutto viene stemperato in un tegame fino a ottenere una salsa calda. A questo punto si intingeranno le verdure crude tipiche del Monferrato (cardo gobbo di Nizza Monferrato, cardo avorio di Isola d’Asti, peperone quadrato di Motta di Costigliole, sedano dorato d’Asti, topinambur, rape, patate di Castelnuovo Scrivia, ecc.). Carne di manzo cruda con il tartufo (trìfula), vitello con salsa tonnata, peperoni in bagna cauda, lingua di vitello in salsa verde (bagnet verd), tomini “elettrici” (formaggio con peperoncino), tonno di coniglio, sono solo alcuni dei tipici antipasti astigiani.
Agnolotti d’asino, di lepre; tagliatelle all’uovo (tajarin) al sugo d’arrosto, al tartufo o ai fungi porcini, per i primi.
Bollito di bue grasso con polenta “concia” (condita con formaggio filante). La finanziera: il nome di questa ricetta deriva dall’abito, chiamato proprio “finanziera”, abitualmente indossato nel 1800 dai banchieri e dagli uomini di alta finanza, ai quali sembra che questo piatto piacesse molto; altre fonti suggeriscono invece l’origine del nome nel tributo in natura pagato dai contadini alle guardie (i finanzieri, appunto) per entrare in città. Tributo composto principalmente dalle frattaglie dei polli, ancora oggi fra gli ingredienti fondamentali.
Il fritto misto alla piemontese (fricia) legato al rito della macellazione del maiale e alla necessità di non sprecare nulla. Annoverava le interiora, i sanguinacci, il polmone (fricassà bianca), il fegato (fricassà nèira), le animelle. Col tempo si è arricchito di nuovi ingredienti e numerose sono le versioni: tipici del Monferrato sono i fiori di zucca e gli amaretti.
Gli arrosti di vitello e i brasati al barbera o al barolo.
Dolci:
La polentina astigiana, fatta con mandorle, uvetta, maraschino e ricoperta da polenta gialla.
Gli amaretti di Mombaruzzo o di Canelli, biscotti morbidi di mandorle.
La torta alle nocciole.
Lo zabaione al barbera o al moscato.
L’antico mon (pronuncia “mun”) di Mongardino (mattone dolce).
Le pesche al Ruché di Castagnole Monferrato.
Formaggi:
La Robiola di Roccaverano, formaggio fresco DOP, preparato con latte vaccino, ovino, caprino.
La Robiola di Cocconato, formaggio fresco di latte vaccino (un tempo era preparato con latte crudo).
La Toma piemontese, formaggio vaccino, la cui storia risale al XIV secolo.
Vini
Asti e le sue colline sono famosi in tutto il mondo per i vini dolci: il maggior vitigno è il Moscato Bianco o Moscato di Canelli, da cui si ottengono uno spumante, un passito e una qualità “tranquilla” (o ferma). Da questo deriva l’Asti spumante, importante vino DOCG da fine pasto.
Da non dimenticare la produzione di Malvasia nera, in particolare la Malvasia di Casorzo e di Castelnuovo Don Bosco e di Schierano, le cui uve danno vini rosati e dolci. Inoltre, degno di menzione è il vitigno di Brachetto dell’alto Monferrato e della zona di Acqui Terme.
Per quel che riguarda i vini rossi, sicuramente la Barbera è la produzione più diffusa sul territorio. Altri rossi importanti sono il Dolcetto, il Grignolino, il Freisa e il Ruché.
Fra i bianchi da pasto, la produzione di Cortese, specialmente nell’alto Monferrato, è prevalente.
Nell’Astigiano è nata nel 1999 la prima strada del vino piemontese, la Strada Astesana. Si sviluppa con otto percorsi, attraversando 52 comuni della provincia di Asti e di parte delle Langhe.
Punti d'Interesse
Complesso di San Pietro
Straordinario per la bellezza e il valore documentale delle architetture e delle decorazioni, è costituito dalla Chiesa (Rotonda) del Santo Sepolcro del XII secolo, il convento-ospizio dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme di cui sono visibili i meravigliosi chiostri e la cappella Valperga del XVsecolo. Vi ha sede il civico Museo Archeologico, frutto di donazioni private al Comune di Asti.
Palazzo civico
Il palazzo, sede del Comune, donato alla Città nel 1558 dal duca Emanuele Filiberto di Savoia, fu edificato alla metà del Duecento e venne poi profondamente modificato nel Quattrocento. Trasformato nelle forme barocche oggi visibili tra il 1726 e il 1730 su progetto di Benedetto Alfieri, subì ulteriori successivi rimaneggiamenti. Nel 1817 fu completata la facciata con la costruzione dell’altàna e nel 1867 si realizzò la manica nord.
La decorazione dello scalone, 1935, è opera del pittore astigiano Ottavio Baussano.
Palazzo Mazzetti di Frinco
Il palazzo testimonia l’affermazione della famiglia Mazzetti all’interno dell’aristocrazia astigiana. L’edificio fu ingrandito a partire dalla fine del Seicento, quando i Mazzetti acquistarono ed accorparono i fabbricati medievali contigui, procedendo poi alla loro riplasmazione in un unico palazzo nobiliare.
Dal 2000 Palazzo Mazzetti è di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che ne ha curato il restauro. E’ora sede della Fondazione Asti Musei e ospita mostre temporanee di rilievo internazionale. Custodisce ed espone le collezioni civiche costituite da dipinti, sculture e oggetti di notevole qualità artistica.
Palazzo Ottolenghi
L’edificio assunse l’aspetto attuale dopo il 1754 per iniziativa del conte Carlo Gabuti di Bestagno, che, affidò, probabilmente a Benedetto Alfieri, l’incarico di rimodernare in un unico e più moderno palazzo i preesistenti fabbricati medievali. Il palazzo fu poi acquistato nel 1851 dalla famiglia Ottolenghi e dal 1932 è di proprietà comunale. Presenta ricchi arredi e ricca è anche la decorazione pittorica. Nel 2016 si sono conclusi i restauri dell’atrio, dello scalone d’onore e del salone di rappresentanza.
Ospita il Museo del Risorgimento e Divisione Partigiana “Garibaldi”, l’Istituto Storico per la Resistenza e il Museo dell’Immaginario.
Cripta e Museo di Sant’Anastasio
Collocato nel cosiddetto Palazzo del Collegio, il museo consente di ripercorrere la storia bimillenaria della Città attraverso una ricca stratificazione di testimonianze archeologiche. La cripta di Sant’Anastasio è il nucleo più antico, risalente all’XI secolo, presenta colonne e capitelli di recupero di età romana e altomedievale. Negli spazi contigui alla cripta sono visibili tracce di pavimentazione del foro di Asti romana, tombe databili tra VII e X secolo, resti della chiesa altomedievale, della chiesa romanica e di quella seicentesca di Sant’Anastasio, abbattuta nel 1907. Sono esposte le collezioni lapidee di Asti: capitelli, mensole, formelle scolpite, pietre cantonali databili tra XII e XVI secolo.
Palazzo Alfieri
Casa natale del poeta e trageda Vittorio Alfieri. L’edificio è frutto della ristrutturazione di precedenti fabbricati medievali, realizzata intorno al 1738 su probabile progetto di Benedetto Alfieri, cugino del poeta. Nel 1901 l’edificio fu acquistato dal conte Leonetto Ottolenghi, esponente di spicco della comunità ebraica astigiana, che lo donò poi al Comune. È attualmente sede della Fondazione Eugenio Guglielminetti che raccoglie testimonianze uniche dell’attività del pittore e scenografo astigiano Eugenio Guglielminetti e ne conserva le collezioni d’arte, della Fondazione Centro nazionale di Studi Alfieriani che studia la figura e l’opera di Vittorio Alfieri, del museo Alfieriano e del moderno e polivalente polo didattico museale della Fondazione Asti Musei.
Palazzo del Collegio
E’ un complesso di edifici nel cuore del centro storico. I fabbricati formano un quadrilatero (con affaccio principale su C.so Alfieri) che delimita l’ampio isolato anticamente detto di Sant’Anastasio. Per secoli l’area fu infatti occupata dall’omonimo monastero femminile benedettino, documentato dal 1008, ma forse già esistente alla fine del IX secolo, se non addirittura di fondazione longobarda (VIII sec.).
Trasformato completamente dopo la demolizione, nel 1907, della chiesa seicentesca di Sant’Anastasio, ospita oggi, oltre ad alcuni istituti scolastici, la Fondazione Biblioteca astense “Giorgio Faletti “ intitolata all’attore e scrittore astigiano prematuramente scomparso nel 2014. La biblioteca astense organizza ogni anno ad inizio giugno il festival letterario Passepartout.
Torre Comentina
Conosciuta anche come “torre di San Bernardino”, si trova sull’angolo ovest tra piazza Roma e corso Alfieri ed è ora inglobata nella struttura del novecentesco castello neogotico che si affaccia sulla piazza. Coi suoi 38,55 m. è, per altezza, la seconda torre della città. Presenta una pianta quadrata e termina con una terrazza con merlatura ghibellina a coda di rondine e una decorazione sottostante con un doppio ordine di archetti in cotto e arenaria. Le finestre, ogivali, si aprono sui quattro lati e all’ultimo ordine sono decorate con lo stesso motivo cromatico degli archetti sovrastanti. Per il tipo di struttura e di decorazione, la torre è datata alla seconda metà del XIII secolo.
Torre De Regibus
Sita all’angolo tra via Roero e corso Alfieri, è l’unico esempio di torre a pianta ottagonale sopravvissuta ad Asti. Faceva parte di un complesso di edifici di proprietà della famiglia De Regibus che contava anche altre due torri, Queste tre torri erano conosciute col nome di “Tre Re”, rimasto ancora oggi per indicare l’isolato. È dotata di una serie di monofore decorate in cotto e pietra. La sua costruzione è da ricondurre alla fine del XIII secolo, era alta in origine probabilmente intorno ai 39 metri, oggi, dopo la mozzatura che dovette interessare i tre piani superiori, misura circa 27 metri.
Torre Rossa o di San Secondo
In laterizi e arenaria. A base poligonale (16 lati), è la parte superstite della porta occidentale romana. Databile al I secolo d.C., nell’XI secolo fu sopraelevata di due piani e utilizzata come campanile dapprima per la chiesa romanica di San Secondo (denominata appunto “della Torre Rossa” per distinguerla dalla chiesa patronale o Collegiata) e dal 1766 per la parrocchiale di S. Caterina.
L’aggiunta romanica ha il piano inferiore in laterizio ed è scandita da semplici monofore a tutto sesto che si aprono a lati alterni. Sotto il secondo marcapiano si osserva una fila di archetti pensili in cotto. Più elaborato il piano superiore, dove blocchi di arenaria si alternano a brevi inserti di mattoni. A dividere le monofore sono colonnine con capitello cubico. Termina la decorazione un’ultima fila di archetti pensili in arenaria. È la torre, in cui, secondo la tradizione fu imprigionato San Secondo, patrono di Asti.
Palazzo del Michelerio
Il complesso, già monastero del Gesù delle Clarisse Osservanti risale al XVI secolo. Fu ampliato nella seconda metà del Settecento, senza che ne venisse alterata l’impostazione cinquecentesca. Durante il periodo napoleonico il complesso fu espropriato e divenne di proprietà pubblica. Messo all’asta, nel 1870 divenne la sede dell’Opera Pia Michelerio, che si occupava di dare accoglienza ed istruzione agli orfani di Asti e del suo circondario. Oggi ospita uffici privati ed è sede del Museo paleontologico che, attraverso i concetti generali della paleontologia, illustra i principali eventi geo-paleontologici che hanno determinato la formazione del territorio astigiano. Vi sono esposti alcuni fossili recentemente ritrovati in zona tra i quali spiccano i resti ossei di balene e delfini di età pliocenica, dai 5 ai 2 milioni di anni fa circa.
Il territorio astigiano presenta ricchi giacimenti di fossili paleontologici. Primi fra tutti, quelli della Riserva Naturale Speciale Paleontologica di Valle Andona, Valle Botto e Val Grande, area a 7 chilometri ad ovest di Asti.
Palazzo Mazzola
Il palazzo si presenta al visitatore nella sua predominante facies rinascimentale che sovrasta, ma non copre mai del tutto, le diverse anime che ne compongono l’architettura straordinaria. La domus medievale, costruita su un sedime di insediamento romano, prima, e longobardo poi, fu infatti acquisita dai signori Mazzola e da questi trasformata in senso rinascimentale intorno al 1516.
Il Palazzo divenne, a partire dal 1710, per donazione di Giacomo Filippo Mazzola la “casa” dell’Opera Pia Buon Pastore, destinata ad ospitare “giovani pericolanti e pericolate ed infanti abbandonati”.
Nel corso del XVIII secolo, l’edificio fu oggetto di profonde modifiche che si sono susseguite anche negli anni successivi.
Oggi, Palazzo Mazzola ospita l’Archivio Storico Comunale e il Museo del Palio di Asti.
L’Archivio Storico conserva tutta la documentazione del Comune di Asti nella sua attività attraverso i secoli. I documenti, consultabili dal pubblico, vanno dal X fino all’inizio del XXI secolo: tra questi, i preziosi codici manoscritti medievali decorati da straordinarie miniature.
Il Museo del Palio di Asti offre un percorso dedicato alla festa storica della Città che è anche un cammino nella storia cittadina, ricostruito in filigrana attraverso la vicenda della sua manifestazione più antica e prestigiosa.
Sinagoga e Museo Ebraico
La Sinagoga è documentata nell’attuale sito dal 1601. Modificata nel 1788, ampliata nel 1848-50, assunse l’aspetto odierno con la ristrutturazione del 1888-89. Il museo conserva argenti, tessuti, oggetti di culto, arredi, lapidi, libri di preghiera, fotografie, manoscritti e offre un’immagine complessiva dei vari aspetti della vita e della cultura ebraica nel quadro della realtà storica degli ebrei astigiani, la cui presenza in Città è documentata fin dall’anno 812.